Desiderata

Vorrei essere meno lamentosa.

Più intraprendente.

Più trascinatrice di anime.

Ferragosto chiude un ciclo e ne apre un altro. Cercherò di essere quella che vorrei diventare, la miglior versione di me stessa.

Speriamo bene.

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Ritmi

Queste vacanze sono lente, lentissime. Il problema principale è che non si fa quasi nulla, non si esce e io ho bisogno di ritmi più densi e passatempi più stimolanti.

Amo mio marito, anche dopo diciannove anni di matrimonio. Mi piace il suo intelletto fine e il suo senso dell’umorismo. E’ una persona rispettabile e meritevole, sotto tutti i punti di vista. Mi annoia la sua concezione di tempo libero anche se cerco assiduamente di adattarmi a queste pratiche da lungo tempo.

Penso che dovrei organizzarmi ogni singolo minuto di tempo, affinché la vacanza sia proficua per entrambi. Da un po’ di settimane sta facendo vari sforzi per assecondarmi. A lui piace la spiaggia la mattina, dalle otto alle dieci. Dopo starebbe felicemente barricato in casa, dietro al suo computer. Dopo anni di resistenza sta accompagnandomi volentieri la sera alle sette sulla battigia. L’anno scorso temeva per eventuali otiti e in spiaggia ci stiamo stati cinque volte in tutta l’estate, avendo la spiaggia a cinque chilometri. Di uscire la sera se ne parla rarissimamente. Quello che temo è la sua stasi completa, che alla lunga mi deprime. So che il matrimonio è un lungo ballo in cui prima ci si muove insieme, e poi ognuno volteggia cercando di tirare il partner dalla sua parte. Io non voglio mollare la presa, ma non voglio rimanere mummificata in una danza sempre più lenta, ora che con le mie febbri sento tutto molto precario e la spinta verso la vita si fa più pressante. Probabilmente sbaglio ritmi.

Estate

L’estate è un periodo strano. Da una parte la serrata tradizionale degli uffici ti forza a rallentare ritmi e a riappropriarti dei tuoi spazi in casa. Dall’altra l’improvvisa disponibilità di tempo e la contiguità coi membri della propria famiglia in spazi piccoli ti spinge a cercare occasioni per andar fuori dalla propria magione.

L’estate spesso porta riscoperte di abitudini piacevoli da fare non da soli: il giro al bar, la spiaggia al mattino presto e alla sera prima del tramonto, la spesa insieme… è un modo di ritrovarsi, di non perdere il contatto.

Il resto del tempo si sta in casa, protetti dai raggi del sole, ammassati nei pochi metri liberi. Ognuno coltiva la sua solitudine e la sua evasione in un computer, una console di gioco, un film o un libro. E’allora che il desiderio di trovarsi altrove, la nostalgia del viaggio, si fa più forte. Sono in un posto favoloso eppure mi manca sentire lingue straniere, perdermi in posti nuovi, sentirmi cittadina del mondo, vivere altre vite.

Esistenza

Esistono canzoni che ti fanno cadere in un pianto irrefrenabile ma grato.

Esistono albe, tramonti e stelle della sera davanti a cui il silenzio e qualcosa da bere sono i migliori compagni.

Esistono baci di bambina che ti strappano risate dal cuore.

Esistono gli abbracci delle persone che ami che valgono più di mille discorsi.

Esiste lo stringersi i figli al petto qualunque età essi abbiano.

L’esistenza di tutta questa bellezza talvolta ti lascia senza fiato.

Compiacere

Che cos’è che porta noi donne sempre a tentare di compiacere, a cercare approvazione nello sguardo altrui. A essere perennemente insicure, sempre dipendenti dal grado di attenzione che gli altri ci dispensano. Sarà l’educazione, sarà ormonale, sarà genetico?

Che poi da adolescenti e da giovani donne ci si perdona per questa debolezza, ci si giustifica con la favola del non esser certi del proprio valore… ma quando sei vicino ai cinquanta non ci si assolve più, la personalità ce la siamo fatta e forgiata, sappiamo chi siamo e da dove veniamo. E invece no, ci basta sentirci trasparenti, a lavoro, a casa o in qualsiasi altro luogo reale o virtuale e tutte le certezze vacillano. Diventiamo dipendenti da un grado d’attenzione e quando questa, per qualche motivo, diminuisce iniziamo a scricchiolare.

Fatemela questa iniezione di testosterone! Voglio essere sicura e sborona come un maschio tosto, non voglio dipendere da queste inezie. Amerei perfezionare la mia faccia di granito per filare dritta sulla mia strada, confortevolmente insensibile.

Stigmatizziamo

Agli occhi degli esemplari maschi facenti parte della mia cerchia più stretta, le donne tra i quaranta e cinquanta, in media, si contraddistinguono sui social per tre comportamenti frequenti.

La prima attitudine viene riassunta dal mio primogenito con le parole “Buongiornissimo caffè”, in pratica condividere immagini che augurino buona giornata e felice risveglio ai conoscenti vari. Non mi sembra di essere così estroversa e socialmente propensa al saluto corale, per cui non credo di far parte delle persone che vi indulgono sovente.

Il secondo tratto saliente, secondo i miei ragazzi, sarebbe quello di diramare su tali canali foto di animali pucciosi e richieste di aiuto per la loro categoria. Non trovo disdicevole il genere, tuttavia avendo ancora figli piccoli e nessuna precedente esperienza col mondo degli animali domestici sono più incline, magari, a diffondere materiale inerente cuccioli di uomo, naturalmente in atteggiamenti appropriati e vesti consone.

L’ultima categoria individuata dai miei giudici è quella dei mantra. Sovente noi donne parteggiamo per la frase celebre o meno nota, spesso ispiratrice di coraggio, autostima o buoni sentimenti. Colpita e affondata, ci sto cadendo in pieno. Dico, a mia discolpa, che in una vita fatta di compiti, grigiume, cacca, sangue e mille urgenze magari si ha voglia di nutrire l’anima di parole, di motti che supportino il morale e facciano sembrare la giornata più leggera. Tanto meglio se il mantra appare su un’immagine gradevole, un cielo azzurro, un’alba, dei campi, qualcosa che dia ossigeno alla mente, compiacimento limbico e pace dell’anima. Mica è cosi difficile appagare per qualche minuto un animo femminile tra la quarta e la quinta decade, non trovate?

La bellezza

La bellezza di un giorno in poche immagini.

Un cielo chiaro con nuvole sparse, la strada costiera tra laguna e mare percorsa coi finestrini aperti e il figlio maggiore che canta.

Un pomeriggio in spiaggia, finalmente tutta la famiglia, con bagno nell’acqua trasparente e sessione di allenamento ottimizzata per tirar meglio i calci.

Una sera a casa, un cuociriso nuovo di zecca che si cerca di far funzionare insieme, ma ahimé non avevamo tenuto conto della differenza di tensione tra i nostri lidi e il sol levante. Forse ce lo siamo giocati ma rimarrà una fantastica storia da raccontare.