Trilanci

… brutto neologismo, ma non voleva essere un post di bilanci pre o post annuali. Qualcosa di più del bilancio di un biennio, qualcosa di meno di uno ventennale.

Io sono la stessa cialtrona di prima, un po’ ingrigita un po’ sbattuta, con la pancia slabbrata a materasso dopo i tre cesarei, malgrado la tanta attivita ginnica. Decisamente poco glamour ma va bene così, strido parecchio rispetto alle quarantenni nuove single da selfie, appena affrancate da un lungo legame, di  cui il giro di conoscenze spesso mi fa dono. Conoscenze che mi approcciano e mi perdono nei flutti della vita, nella loro smania di trovare il giro di uscite esaltante e la trombata eccezionale. Io sono l’ottima confidente da spogliatoio, assorbo le loro storie e non faccio ombra. Qualche volta ci si frequenta un poco con anche molta gentilezza da parte loro, ma poi si smaterializzano al primo banano in vista.
Le amicizie rimangono, poche e centellinate,  le occasioni di vedersi son sempre meno.   
Questo capodanno ho anche tentato di riallacciare con qualcuna delle amiche del vecchio giro dell’università. Un messaggio, giusto per dare un segno di vita, un ping, presa dal romanticismo della cifra tonda… Vent’anni dall’ultimo capodanno insieme. Lo scambio è stato carino e senza conseguenze. Se va bene ci si risente allo scoccare del 2017. Tanto, siamo onesti, tra la vita professionale e quella familiare ho tempo per le amicizie intorno a mezzanotte, ora in cui gli altri per fortuna hanno di meglio da fare.

Il mio compagno è ormai una volpe d’argento, con l’essere orso tipico di certi maschi che hanno imboccato la cinquantina: la ruvidezza di Porco Rosso e uno spirito spesso ipercritico, ma oltre la spessa corteccia sa essere tenero. Lo amo anche se talvolta non capisco le sue ragioni, e immagino che per lui sia lo stesso. Crescere nella stessa direzione richiede cura e pazienza, sopratutto impegno per non perdere il contatto mentre il flusso degli eventi ci travolge. Ridere insieme a lui mi fa superare il tempo e lo spazio, annulla le distanze tra noi, come se non fossimo ingrigiti da diciassette anni di vita comune.

I figli cambiano a velocità enorme, difficile da prefigurare. L’accelerazione è tale che non è crescita, è balistica:  all’adolescenza è tale che riescono a smarcarsi, non orbitano più attorno a te, la legge di gravitazione universale li porterà lontano verso masse ben più attrattive; ti resta di star lì a guardare da lontano le loro traiettorie sperando di non perderli di vista. Ben altra roba che rincorrere la mia ultima duenne affinché metta il panno e accetti le calze coi gommini.
Mi godo il resto, il bimbo di dieci anni che ancora chiede le attenzioni della mamma, la bimbetta tiranna che mi monopolizza e mi sfianca, e guardo con meraviglia e apprensione il quattordicenne che fiero traccia la sua strada per chissà dove.

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Immagine tratta dal film Porco Rosso di Hayao Miyazaki.

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