Mondo bambino

Trasformarsi in una famiglia mono-parentale per una manciata di giorni è cosa fattibile con un poco di organizzazione. Soprattutto se i figli son grandicelli e collaborano, il lavoro consente una certa flessibilità di ingresso e uscita per gestire imprevisti e probabilità (tanto le ore puoi recuperarle), anche se non ci sono nonni compiacenti e liberi vicino, o sorelle gentili (son figlia unica) o amiche su cui si ha l’abitudine di appoggiarsi.
Per i primi due giorni c’è quasi entusiasmo nell’autogestione, tutti stretti compatti come una falange di nanetti: ci si alza, ci si prepara, si va a scuola o lavoro, ci si fionda all’uscita di scuola per il prelievo dei giovani, si gestiscono gli sport dei bimbi, si ospitano gli amici dal tono di voce altissimo (mal di testa), si guarda Goldrake assieme tutti stretti sul divano, cena, nanna.
Il terzo giorno son tutti un pò più stanchi, qualche capriccio, qualche dissapore, la casa fredda nonostante i tentativi di riscaldarla, l’inquietudine materna che sale perché non trova mai tempo per se stessa, crolla sul letto nel momento in cui i bimbi chiudono occhio, ha duemila sveglie configurate sul telefonino per non dimenticare nessun fanciullo nei luoghi dei numerosi impegni, la concentrazione al lavoro è bassa perché quando finalmente sei entrata dentro il problema che stai esaminando e i neuroni iniziano a relazionarsi tranquillamente una delle suonerie ti riporta indietro nel tuo mondo monoparentale e devi metterti a correre in macchina verso i fanciulli.
E ci si sente prigionieri di questo mondo bambino in cui la propria natura non trova sfogo.

E così succede che la sera, per un capriccio fuori posto, la reazione è più forte, l’insofferenza esce, esplode l’ascesso in una paternale da capelli biondo platino, e dopo ti vergogni del tuo rimprovero eccessivo perché non è il tuo stile prendertela con i bimbi.
Ma per fortuna il giorno dopo il coniuge torna, l’amarezza esce sotto forma di qualche lacrima su questioni lavorative, si riprendono i propri spazi e si ripartiscono i carichi. E si riparte su basi più sane.

Tutto il mio rispetto per chi, per scelta o meno, si ritrova a gestire una famiglia monoparentale, a essere Atlante del proprio mondo, non per un paio di giorni come ho fatto io, ma come condizione stabile. Siete forti, davvero. Un abbraccio.

 

Immagine: dal web

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Giornata negativa per viaggi e spostamenti

Il mio compagno di vita è sempre stato una persona molto cartesiana e diffidente da tutto ciò che non è ampiamente verificato dalla Scienza con la esse maiuscola.

Per cui con aria beffarda ha sempre risposto a chi gli chiedesse il segno zodiacale che all’esatto momento della sua nascita non c’erano costellazioni disponibili,  evento più unico che raro. Non che io creda agli oroscopi, siamo onesti, però da giovincella ho spesso usato il calcolo di ascendenti e discendenti come utile mezzo per conoscere metà della sezione pari del primo anno del mio corso di laurea durante alcune esercitazioni… e alcuni dei ragazzi tra i postulanti ansiosi di conoscere l’ascendente non erano malaccio. Ah, che tempi!

Tuttavia, tornando al mio compagno, la mia metà di mela, qualche giorno fa ha avuto una trasferta lavorativa di due giorni che ben meritava  un oroscopo radiofonico del tipo

…giornata negativa per viaggi e spostamenti…

ovvero

… sarà la iattura completa per l’uso di qualsivoglia mezzo di locomozione…

 

Entriamo nei dettagli.

Lo sventurato, levatosi presto per recarsi all’aeroporto prende l’auto. Pioveva, oh se pioveva.

C’era un chiodino giusto sulla strada a metà percorso, ben lontano dal centro abitato, che aspettava il suo pneumatico.

Pof.

Lui decide di forzare e guidare ugualmente, sperando di riuscire a fare qualche altro chilometro nonostante il palese rumore da gomma forata. Niente da fare, il pneumatico si lacera completamente. Per cui il mio stupendo uomo mette il triangolo e si cimenta nella sostituzione della ruota con le altre vetture che gli sfrecciavano  trenta centimetri dietro le sue spalle.

Il ruotino di sostituzione però, bada ben era poroso. Tralascio la descrizione del resto del viaggio in auto, soffertissimo perché sembrava che il ruotino tirasse le cuoia.

Riesce a arrivare all’aeroporto due minuti dopo la chiusura del check in bagagli. Quaranta euro per imbarcare la valigia in ritardo e passa la paura.

Prende il famoso aereo. Tutto bene, meno male. Una volta atterrato prende il treno, anche esso in ritardo, cosa non frequente fuori Italia. Si perde un pò poi ritrova la strada, deve camminare ancora un bel tratto e guarda caso si rompono….i lacci delle scarpe. Ora, per quanto andassero di moda le Vans senza lacci millemila anni fa, camminare a lungo con le scarpe che non si chiudono è una prova difficile.

Penso che arrivato a destinazione abbia baciato il suolo, poveretto.

e a voi  son mai capitate concatenazioni di sfighe ai limiti dell’inverosimile?

Aspetto i vostri racconti!

cenerentoleil, go home!

Paluca, ti rubo l'espressione perché é troppo forte!
E a tutti, grazie dell'affetto, risponderò alle vostre  parole con calma appena torno, qua mi trovo a scrivere in minuti rubati al sonno, spesso in ore indecenti.
Ma mi fa tanto piacere tenervi aggiornati.

Oggi la giornata era meno accesa professionalmente, subentra pian piano l'assuefazione.
E la serata era il gran finale del congresso, anche se la parte tecnica continua domani.
Tutta questa babele multiforme e multilingue era riunita in un posto molto coreografico di Barcellona, a prendere vivande dai buffet, tracannare alcolici e ascoltare musica.
Ma c'era un ambiente bestiale da fine della scuola, con emeriti luminari del campo che si dimenavano al ritmo di Material Girl, persone che giravano nel cortile con l'occhio un pò opaco e il bicchiere in mano.

Insomma, moralmente é finita, senza voglia di continuare e senza rimpianti.
E Soleil ha una gran voglia di riabbracciare SU e i bimbi belli, ha i piedi a pezzi, le scarpette di cristallo non le regge più.
E' stato bello finchè é durato, ma ora, per piacere, torniamo a casa.

PS: oggi la grande scoperta gastronomica era un bel cartoccetto di churros caldi e zuccherati. Volete?

Immagine:www.beloblog.com

Varie ed eventuali

In ogni conferenza che si rispett, c'é il totally wrong guy, il tipo che si alza al momento delle domande che seguono una presentazione e per un qualsiasi motivo dice che l'approccio seguito é completamente sbagliato.
Poi il come lo dice varia, ci sono quelli più aggressivi e quelli più educati, ma un tipo così a evento c'é.
Incontornabile.

Il tempo é variabilissimo, e per le cibarie siamo decisamente all'ingrasso. Non che siano pietanze molto elaborate, ci si strafoga di tapas buonissime, e si corre a seguire qualche altro intervento.
Però é tutto dannatamente interessante, ti senti professionalmente viva.

Facciamo così, divido virtualmente le tapas con voi. Un bacio.


Immagine:www.astonblack.com

Recidere il cordone ombelicale

Commissioni frenetiche fino all'ultimo minuto, il Piccolo che dopo un giorno di lutto alla notizia della partenza sembra ristabilito, mio marito e la logopedista che si prodigano in rassicurazioni  nel modo speciale in cui lo si fa con i pazzi gentili, convinti che debba recidere finalmente il cordone ombelicale con il secondogenito, andrà tutto bene, effetto Activia che si scatena in me ad ogni momento libero, con conseguente corsa in bagno…

Insomma sono quasi pronta a partire.

Se ci riesco vi commento con calma stasera, altrimenti mi connetterò dalla terra ispanica.
Un abbraccio.

Barcellona, per come ognuno la vede

Ho deciso di scrivere questo invito alla discussione dopo i vostri commenti, in particolare a quelli di M. e di Corr ad un precedente post.
Questo perché, credo, ognuno quando visita un luogo o una città, lo vede con occhi diversi a seconda della sua condizione, del periodo della sua vita in cui si trova, dei suoi gusti, del suo umore.
Come un cristallo i cui riflessi cambiano a seconda della luce e dei colori dell'ambiente che lo circonda.

Ho visitato due volte Barcellona in precedenza.
La prima volta ero adolescente, viaggiavo in camper con i miei genitori da brava figlia unica non (ancora) troppo contestatrice. I miei ricordi sono incentrati sulle strade, i mercati, il Parc Güell, i grandi magazzini El Corte Inglés, la paella, i porti turistici e quant'altro.

Ritornai lì vari anni dopo, da universitaria in viaggio di istruzione, e fu la totale per quanto riguarda il Modernismo catalano, il Padiglione di Barcellona per l'Esposizione Universale, Port Olimpic, il Porto vecchio, piedi fumanti il giorno e la notte.
Ma la notte, appunto, era ancora meglio per una compagnia di vivaci post-adolescenti: i locali delle ramblas, una birreria sterminata in un vecchio capannone industriale al Poble Nou, panini allucinanti a base di un insaccato arancione che non riuscimmo a identificare, un ristorante liberty di alta gamma per cui ci indebitammo tutti e una vomitata pazzesca in seguito alle ostriche mangiate nel ristorante di alta gamma.
E tantissime risate.

Insomma, non so quali aspetti mi colpiranno stavolta, ora che sono adulta, vedo Barcellona dal punto di vista lavorativo, ho sensibilità e interessi diversi rispetto alle due ultime visite.
Però ci tengo a sapere attraverso i vostri commenti se ci siete andati, cosa vi ha fatto sognare di questa città, le cose che considerate assolutamente da fare, ciò che vi ha fatto ridere, emozionare, e che rimarrà scolpito indelebile nei vostri ricordi.
E se non ci siete ancora passati, cosa vi dà voglia di visitarla.

A voi la parola… ops, la tastiera!