Passioni

Per me nulla è stato così sensuale come un gruppo organizzato di neuroni splendidamente funzionante, una logica inopinabile, una dialettica sferzante. Davvero, per quanto potessi essere sensibile – a livello di battute e di sguardìno fatto cadere negligentemente – al bell’aspetto e al muscolo tonico, le passioni invece -quelle vere, divoranti, che da pensiero recondito si fanno ossessione e che ti fanno bramare la presenza dell’altro e i suoi abbracci – quelle sono state tutte scatenate dall’intelletto. E talvolta arrivavano impetuose per persone che a primo sguardo non avrei considerato minimamente.
Qualcuno chioserà che m’ero ben scelta la nicchia ecologica: difatti non posseggo un fisico statuario ed era difficile sorpassare la fila delle bellocce aspiranti all’addominale tonico e al bicipite pulsante, o all’esteta elegantissimo dalle unghie perfette e dalle file di denti allineate e brillanti, come gioielli. Tanto meglio.
Eppure tutte le mie passioni, quelle piccole e quelle grandi, m’hanno travolto, spesso investito senza che le cercassi.
L’esempio più grande è quello del mio compagno, l’uomo che condivide con me la quotidianità dei nostri giorni e il calore della famiglia che abbiamo creato, che m’ha stregato raccontandomi di spazi di Sobolev, facendo lucide analisi d’attualità politica e bevendo con me boccali di birra senza reconditi sensi di colpa. E di questo mi rendo ben conto, abbiamo la fortuna di costruire un piano a lungo termine per la nostra vita, un piano rispettato e condiviso da tutti coloro che stanno intorno, che ci riconoscono come coppia, come unione davanti alla legge e agli uomini.
Finora non m’è capitato di innamorarmi di qualcuno del mio stesso sesso, ma non avrei potuto escluderlo, visto che per strane leggi del desiderio da me l’ormone ha sempre seguito il neurone. Etero, omo, sono solo etichette, la vita spesso travolge e mischia le carte.
Però il mio pensiero va a coloro che han deciso di costruire una vita semplice e schietta insieme all’amato dello stesso sesso e i codici di comportamento dei benpensanti e la legge forzano a un presente di clandestinità, e a situazioni estreme come talvolta la porta della terapia intensiva  in cui chiunque con un minimo legame di consanguineità passerà davanti perché il loro essere coppia stabile non viene riconosciuto. Non è giusto, bisogna cambiar le cose.

Questo post segue con molto ritardo e da prospettiva intimista le idee forti lanciate da Mel, seguito da ‘povna e molti altri lo scorso 17 maggio, giornata contro l’omofobia. Fuori tempo, ma è bene che se ne parli.

Di combattimenti e eroiche gesta

In un altra realtà Soleil è un druido alto e slanciato, licantropo, seguito da una muta di cinque lupi e un verme gigante.

Al suo fianco, il suo compagno SU interpreta un’incantatrice lesta che combatte a distanza e lancia sfere di fuoco a orribili creature.

Il Grande, dal canto suo, sbaraglia la prima linea di nemici e si muove veloce, il suo personaggio è una veloce assassina che usa con perizia gli shuriken.

Il Piccolo si fa trascinare in queste meravigliose avventure nei panni di un paladino, è ancora giovane e inesperto ma pieno di buona volontà, e inizia a leggere e declamare a voce alta i nomi delle pozioni trovate in giro, o il contenuto delle pergamene rinvenute in anfratti nascosti.

Tutti si battono uniti contro mostri di ogni tipo, ridono, si aiutano, aprono per il compagno d’arme in difficoltà dei portali per metterlo al riparo in luogo sicuro. Dopo tanta concentrazione per portare a termine le missioni alla fine si concedono un giro al villaggio per scambiare pietre preziose o rune o vendere armi rinvenute, per poi finalmente consacrarsi al meritato riposo. Ognuno disconnette il suo computer dalla partita di gruppo, ci si siede sul divano a commentare le recenti gesta, si portano dalla cucina i bicchieri di succo d’arancia e si apre il pacchetto di patatine delle grandi occasioni.

Perché anche il gioco al computer insieme, sulla rete locale, può essere famiglia.

Valore

Che valore dai a un braccio rotto?

Quello fisico, dolori prima fastidi poi, pruriti, incapacità di fare una doccia completa e non resta che lavarsi a pezzi, ti fa sentire sporco come al campeggio in una zona poco attrezzata, accampato a casa tua.

Quello della condivisione, perché ogni attività banale che facevi con due mani richiede aiuto e collaborazione. E se per alcuni aspetti mi sento sminuita e incapace, e ciò mi fa arrabbiare, d’altro canto scopro ogni volta il calore della mia famiglia, l’immensa disponibilità del mio compagno che, quando il gioco si fa duro, si fa mia estensione prestandomi le sue braccia.

Quello delle ore di lavoro perse per il progetto, che cerco ugualmente di portare avanti, fiacca come non mai, con la sola mano sinistra, gestendo tempi morti, scarsa capacità di connessione, incompatibilità di versione dei programmi e quant’altro.

Quello dell’acquisto di un software di dettatura e controllo vocale per il mio laptop, programma che va allenato, gestito, imparato, aiutato da un buon microfono (che non ho), per cui spesso capisce fischi per fiaschi, facendo esplodere risatone gratuite al rileggere ciò che da esso è stato trascritto.

Quello delle ore in più passate con i bimbi, senza fretta, senza dover ripartire.

Quello del tempo libero da sola, che mi ha riportato indietro di quindici anni e m’ha fatto rispolverare antiche passioni. Con soddisfazione enorme ed euforia da ragazzina invecchiata.

Quello dei ricordi, che con il tempo affiorano e ti stordiscono con la loro nitidezza.E basta accendere la tele all’ora di pranzo e seguire il servizio sulla morte di un grande per sentirsi trascinata indietro a nottate di studio con Smyrne, la fatica, le feste, le risate, i ragazzi, le liti scoppiate per la mia cretineria per fortuna presto ricomposte, le crostate e i caffè mentre a ciclo continuo risuonava l’album in cui era inclusa questa canzone.

Grazie Lucio.

Lucio Dalla, Tu non mi basti mai

Musica

Basta una cesura temporanea, tre giorni a reggere da sola la baracca, per riempire il petto di inquietudini e il capo di priorità da rispettare assolutamente.

E allora musica, che le note stordiscano, leniscano, e rendano efficienti in modo che il tempo passi rapido fino al prossimo ritrovarsi, sperando di non accorgersene.

Quasi.

 

Da youtube: Kate Bush, Running up that hill

Sul ragionare

Ti insegnerò io a ragionare! Ti metto a scuola dai preti!
Questa frase calò come una sentenza su SU, il mio compagno di vita, quando aveva dieci anni o poco più.
La madre era disposta a riservare solo il minimo sindacale di pazienza al quinto figlio; non che SU fosse un cattivo ragazzo, andava bene a scuola, era solo un pò polemico e non amava seguire acriticamente le indicazioni dei genitori.
Detto fatto, quel che seguì furono sette anni nella scuola cattolica Versaillese che formava i figli delle grandi famiglie, quelli con quattro nomi di battesimo per intenderci.
Volete sapere se la permanenza nella scuola privata affinò le capacità di raziocinio di SU? Potremmo dire di si, se consideriamo che ha avuto il bagaglio di logica, dialettica e intelletto necessari per coronare studi superiori universitari in Matematica.
Tuttavia, un effetto collaterale che la madre non aveva considerato, tale scuola da blando cattolico contribuì a renderlo ateo militante, che non è così male signora mia, perché uno che professa come credo la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo ha un sistema di valori sufficiente per essere una bella persona, un buon cittadino, un bravo marito e un padre amorevole.
Viene però il dubbio che la madre intendesse qualcos’altro per ragionare, o che usasse la parola ragionare con un doppio slittamento semantico: primo, come essere ragionevole, cioè, più che accessibile al ragionamento, conforme al buonsenso comune; secondo, conforme, più che al buonsenso comune, a quello della madre, cioè ubbidiente.

In mezzo a tutto questo, un padre fieramente repubblicano e libero pensatore e una madre protestante nell’animo, il Grande è cresciuto come un agnostico sorridente, aperto e curioso verso le religioni, curioso con la stessa benevolenza di fondo dell’Italo Calvino nella sua gioventù, conscio che quando sarà adulto potrà esplorare la sua spiritualità e andare dove lo porta la sua fede, laica o religiosa che sia.
L’altro giorno il Grande rientrando a casa mi racconta : “Mamma, sai… La maestra di religione talvolta a scuola ci sgrida, e ci dice che siamo atei perchè siamo pigri e non ragioniamo!”
A queste parole, ripensando alla storia di SU bambino, m’è fiorito in volto un largo sorriso.

Postilla: l’autrice di questo post ritiene che sia positivo che ognuno incanali la propria spiritualità verso ciò che  preferisce, religioso o laico che sia, nell’osservanza delle regole del vivere civile. Massimo rispetto per tutti.

Giornata negativa per viaggi e spostamenti

Il mio compagno di vita è sempre stato una persona molto cartesiana e diffidente da tutto ciò che non è ampiamente verificato dalla Scienza con la esse maiuscola.

Per cui con aria beffarda ha sempre risposto a chi gli chiedesse il segno zodiacale che all’esatto momento della sua nascita non c’erano costellazioni disponibili,  evento più unico che raro. Non che io creda agli oroscopi, siamo onesti, però da giovincella ho spesso usato il calcolo di ascendenti e discendenti come utile mezzo per conoscere metà della sezione pari del primo anno del mio corso di laurea durante alcune esercitazioni… e alcuni dei ragazzi tra i postulanti ansiosi di conoscere l’ascendente non erano malaccio. Ah, che tempi!

Tuttavia, tornando al mio compagno, la mia metà di mela, qualche giorno fa ha avuto una trasferta lavorativa di due giorni che ben meritava  un oroscopo radiofonico del tipo

…giornata negativa per viaggi e spostamenti…

ovvero

… sarà la iattura completa per l’uso di qualsivoglia mezzo di locomozione…

 

Entriamo nei dettagli.

Lo sventurato, levatosi presto per recarsi all’aeroporto prende l’auto. Pioveva, oh se pioveva.

C’era un chiodino giusto sulla strada a metà percorso, ben lontano dal centro abitato, che aspettava il suo pneumatico.

Pof.

Lui decide di forzare e guidare ugualmente, sperando di riuscire a fare qualche altro chilometro nonostante il palese rumore da gomma forata. Niente da fare, il pneumatico si lacera completamente. Per cui il mio stupendo uomo mette il triangolo e si cimenta nella sostituzione della ruota con le altre vetture che gli sfrecciavano  trenta centimetri dietro le sue spalle.

Il ruotino di sostituzione però, bada ben era poroso. Tralascio la descrizione del resto del viaggio in auto, soffertissimo perché sembrava che il ruotino tirasse le cuoia.

Riesce a arrivare all’aeroporto due minuti dopo la chiusura del check in bagagli. Quaranta euro per imbarcare la valigia in ritardo e passa la paura.

Prende il famoso aereo. Tutto bene, meno male. Una volta atterrato prende il treno, anche esso in ritardo, cosa non frequente fuori Italia. Si perde un pò poi ritrova la strada, deve camminare ancora un bel tratto e guarda caso si rompono….i lacci delle scarpe. Ora, per quanto andassero di moda le Vans senza lacci millemila anni fa, camminare a lungo con le scarpe che non si chiudono è una prova difficile.

Penso che arrivato a destinazione abbia baciato il suolo, poveretto.

e a voi  son mai capitate concatenazioni di sfighe ai limiti dell’inverosimile?

Aspetto i vostri racconti!

Mal comun mezza necrosi

Solo quindici giorni, e il nostro dentista ha avuto l'onore e il piacere di devitalizzare dei denti, in rapida sequenza, al mio compagno di vita SU e a me.
Solo quindici giorni, porcaccia la miseria!

Attacco di sfiga?
No, più prosaicamente, una infezione batterica che ha portato alla necrosi i nervetti di denti già più volte aggiustati e afflitti da carie non dirompente.
Beh, se la flora batterica é la stessa nelle cavità orali dei coniugi, peraltro é una prova che da sposati ancora ci baciamo in bocca, il che dovrebbe essere buon segno.
"Ancoooora?" Direbbe il Piccolo. Ebbene si.

Prima é toccato a lui, il mio compagno di vita, giusto al ritorno della nostra puntata sul Massiccio Centrale, perché probabilmente in qualche lingua aereo fa rima con problemi dentali.  
Dopo qualche giorno di passione, dolore insopportabile che lo costringeva a far monoblocco con una bottiglietta d'acqua per sciacquarsi continualmente la bocca e attenuare la sofferenza, il dentista diede l'antibiotico, che abbassò notevolmente il livello d'allarme, e poi intervenì a estirpare il nervetto morente.

Poi toccò a me, il weekend successivo.
Eh si, perché secondo le leggi di Murphy i dolori scelgono di manifestarsi quando il personale medico é in pausa settimanale.
Il fastidio divenne dolore un venerdì sera. Sperando in un dolore episodico, una volta accompagnati i bimbi a letto, provai a alleviarlo con il Gin, tanto l'alcool sterilizza e il ginepro, bon, quello da sapore. Il che mi offrì tre ore di sonno senza dolori e senza pensieri. 
Ma il dolore al dente fetente si ridestò quella stessa notte. Che fare? sono allergica ai FANS (medicinali e non appassionati di gruppo musicale!), quindi ibuprofene e compagnia bella me li posso scordare. Tentai il jackpot di paracetamolo, buongiorno al fegato, ma due pillole da cinquecento spesso servono. Quattro ore di tranquillità e grande sonno.
Al risveglio però la sofferenza cresceva, divampava, la nevralgia aveva preso metà faccia.
Mi decisi a recarmi presso la guardia medica, sperando nel compiacente antibiotico dato al coniuge dal dentista.
La dottoressa della guardia medica aveva occhi buoni e grandi insicurezze.
Mi osservò il punto dolente, in mezzo al resto della faccia dolente anche essa, e scosse la testa.
"Non vedo gonfiore, per cui assolutamente, l'antibiotico non glielo posso dare. E non le posso dare altro, perché  lei é allergica ai FANS"
Le lacrime già rigavano copiose il mio volto, alla prospettiva dell'intero weekend doloroso e snervante.
"Se vuole, può andare al pronto soccorso di XXXX, in emergenza fanno anche devitalizzazioni"
Disperazione grande, un pronto soccorso a quaranta chilometri e neanche le manone rassicuranti del proprio dentista.
Tra le lacrime mi viene il colpo di genio, la soluzione finale "Senta -dico – da buona asmatica ho del cortisone in casa. Quanto ne posso prendere per alleviare il dolore?"
Per chi non lo avesse già frequentato, il cortisone é l'antiinfiammatorio più potente che esista, l'Atlas Ufo Robot dei principi attivi, distrugge un pò di roba attorno ma funziona benissimo.
La dottoressa dagli occhi buoni cedette, e mi diede il numero magico del dosaggio da prendere.

Il cortisone in dosi massicce agisce lentamente ma in modo certo.  Prima allevia un poco, poi dal dolore si passa al fastidio, e dopo ancora al benessere, e poi ti senti in grado di sollevare montagne. A dodici ore dall'assuzione sarei potuta andare in discoteca a ballare tutta la notte, ero iperattiva come i lapins cretins.
Si vede che é un prodotto dopante, mica per nulla!

E grazie a questo ho resistito fino al giorno della devitalizzazione dal mio dentista, la mia personale divinità dei denti morti, perché dopo il dentista precedente, quello alternativo che sbagliava il numero di canali da devitalizzare,  a una persona che lavora correttamente ci costruisci gli altari!

E così fu la storia di Soleil e il suo marito e l'allegra banda di batteri necrotizzanti.
Fatevi un colluttorio alla nostra salute che é meglio!

Immagine:
Soleil sotto effetto del cortisone – No, pardon, lapin cretin
Tratta dal sito: www.mangamaniak.ch