Spunti

La mia piccola di due anni si fa i selfie. Ha imparato a far partire l’applicazione dal mio telefonino, sbloccando la schermata di blocco e avviando la fotocamera.  Non che sia troppo presa da se stessa, anzi, le piace includere altri in questi suoi scatti: talvolta me, a volte il fratello di mezzo e spesso il mio seno che ancora le da conforto e (poco) nutrimento. Senza malizia. E sì,  devo dire, il mio seno è sfatto ma teneramente fotogenico.

Quando vedo mia mamma spesso la interrogo sulle chiacchiere presso gli altri parenti, non che mi piaccia spettegolare… Sì, va bene un po’ di curiosità talvolta c’è… Soprattutto per sapere su cosa si infiamma la famiglia lontana, il ramo che si è sempre posto come buona borghesia della città di provincia (mentre noi eravamo gli eretici, quelli che erano partiti tagliando i ponti). Dicevo, l’argomento era una nipote molto autonoma: ha fatto l’anno all’estero alle superiori e ora ha iniziato una bella vita da universitaria fuorisede, insomma abbastanza per sbancare il mio personale capitale di simpatie, io per una tipa così ho un debole. Si mormora che lei si stia lasciando con il suo amore bancario (ma dai) e che la famiglia tifi per un pretendente bancario (pure?) ma direttore. Quanto siamo lontani da Austen proprio ora nel 2016? Dove son finiti gli studenti universitari interessanti e seducenti con le stanze che sanno di incenso e di scarpa da tennis? Ma soprattutto, io e mia madre, quanto siamo langues de vipère? 

image

Vipera. Foto tratta da Wikipedia.

Annunci

Lavori in casa

Dopo anni e anni di politica dell’immobilismo per quanto riguarda imbiancature, aggiustature, impermeabilizzazioni e quant’altro, a seguito di un’emergenza ci è capitata una vera fortuna fra le mani: un impresario che da dei preventivi di spesa e di tempo impiegato, e -non mi sembra vero -mantiene quanto detto. Pulito, lavoratore, affidabile, motivato. Un vero ciclone dell’attivismo, prende, fa, smonta, rimonta, dà una spazzata e non lo devi neanche rincorrere affinché riprenda il materiale di risulta. Grandioso.

Dovrebbe essere la normalità, direte voi. Invece no.

Il suo predecessore, l’ultimo muratore che mise piede in casa prima del gran rifiuto (“avere in casa operai? Giammai!”) era un esemplare veramente notevole. Di buona chiacchiera e socievole, passava il tempo a esaltare la bontà del suo operato su ogni campo dello scibile della costruzione, nel frattempo fumava come un turco lasciando la sua area di influenza tappezzata di mozziconi negligentemente buttati a terra. Teoricamente veniva il weekend, in pratica spariva per settimane per ricomparire quando meno te lo aspettavi (e quando più ti rompeva, tipo quando, vestaglione indosso, avevi deciso di prendertela comoda la domenica mattina). Il rendimento era ormai sceso sotto i tacchi, intervallando birre vanterie mozziconi racconti di sciagure familiari e (poco) lavoro. La sua opera venne portata a compimento sei mesi dopo quanto previsto, di notte avevo gli incubi nell’immaginare la mia casa tutta aperta trasformata in cantiere della Sagrada Familia. Pagammo quanto dovuto, quando gli consegnai l’assegno quasi ringhiavo, col sorriso ovviamente, ma l’intenzione era toglierselo di torno, ed era manifesto che non era aria per lui di riproporre i suoi servigi. Spero che campi dignitosamente, ma lontano, molto lontano…