Temporeggiamento, esiti e il due su due

Le vacanze passarono in fretta.
Prima la Regione Parigina a passo lento, con la pancia dolorante dopo l’amnio e dormite fino a piena mattina nel fresco estivo. Poi il Nord ai confini col Belgio col sorriso e il caldo abbraccio di amici, a non pensarci  troppo, a cementarsi lo stomaco di Welsh incandescente e patatine, da digerire con soddisfazione nei tre giorni seguenti. Una sbirciata alla costa alta tempestata di fortini militari, a veder la Manica grigio metallo e a passeggiare su sentieri tra erbe alte battute dal vento. Poi fu il Belgio del sud, le sue alture verdeggianti e le sue gole, antiche fattorie perse in mezzo al verde e salsa Archiduc che te la potevi mangiare al cucchiaino.Il Lussemburgo invece fu rapido e nervoso, gli occhi incollati al telefono in attesa di una chiamata dell’ospedale. Pioveva e faceva bello nel giro di mezz’ora. A Nancy era sera, e quindi spensierata. La sua bella piazza, il ristorantino nella via laterale, era bello davvero. Eravamo in mezzo al nulla quando la telefonata arrivò, un paesino con sette case quattro abitanti e dieci mucche, e un bar di antica foggia in cui l’ultima scorta di caffè era stata approvvigionata  nell’Ottocento o giù di lì. Il liquido nero sapeva di stantio, e la telefonata la persi, purtroppo. Inutile chiamare dopo, era già l’ora del fine turno per quell’Ospedale. Poi fu Troyes con il suo centro medioevale, era buio, e decidemmo di dare tregua ai pensieri in un’ottima osteria. L’indomani richiamai e risposero, concordammo un’appuntamento, l’infermiera disse lieve che l’esito era tranquillo, ma i dettagli sarebbero stati comunicati di persona. La Regione Parigina ci riaccolse per gli ultimi giorni, e fu già il tempo di partire.

L’Ospedale 1 e la diagnosi prenatale dei grandi numeri, mattina del giorno X.
La sala d’aspetto era un girone infernale. Piena all’inverosimile. All’accettazione c’erano due infermiere, quella depressa che conoscevo già, che faceva filtro sulle pazienti ripetendo disperata “non c’è posto non c’è posto” anche quando qualche appuntamento libero c’era, e un’altra che ancora non avevo qualificato. Presi l’iniziativa e consegnai l’impegnativa alla seconda infermiera, e lei mi intimò di aspettare in sala d’attesa. Girone infernale, poche sedie libere, il dottore chiamava altri nomi. Passò mezz’ora, e un’altra , e un’altra ancora. A mio avviso il medico aveva già chiamato l’elenco telefonico di un paese di media grandezza, ma il mio turno non arrivava mai. Presi l’iniziativa ancora una volta, e andai dalle due infermiere per chiedere quante altre persone c’erano davanti a me per la consulenza genetica breve e il ritiro del referto, d’altronde non avevo avuto il tempo di fare colazione e volevo sapere se avevo il tempo di prendere qualcosa al distributore automatico. La seconda infermiera, quella non ancora qualificata, negò di avere preso la mia impegnativa, ed in lista non risultavo proprio.  La prima infermiera, quella depressa (e forse depressa perché era l’unica efficiente) prese a cuore la mia situazione, e scoprì l’inghippo: la collega, invece di mettere l’impegnativa nel mucchio delle persone da chiamare, l’aveva rinchiusa in un cassetto. Mi consigliò di andare a prendermi quel caffè, che poi sarei stata chiamata. Al distributore sembravo ebete, piangevo come una fontana per la rabbia d’aver buttato al cesso un’ora e mezza. Per fortuna dopo m’hanno confermato che la bimba è sana, e quello basta.

L’Ospedale 2, quello universitario, e l’ecografia morfologica, pomeriggio del giorno X
C’erano poche pazienti ad aspettare nel corridoio per l’ecografie. Le altre erano in fila per le urgenze ginecologiche, sfilavano via a ritmo sostenuto. Caspita che fortuna, mi dissi, siamo solo in due ad avere l’appuntamento per le quindici. Una dottoressa prese le impegnative e ci chiese di aspettare. Passò una mezz’ora, e poi un’altra. Tutte le dottoresse delle ecografie stavano a parlottare chiuse in una stanza, e noi lì a far la muffa. La mia collega d’attesa, che sembrava in ottimi rapporti con la dottoressa, bussò a la porta per chiedere una ragione del tanto ritardo. Ascoltai la spiegazione, data a voce bassa dalla dottoressa “Il responsabile, il Professore, è a pranzo fuori. Se arriva per le quattro e mezza siete fortunate.” Dopo solo un’ora e un quarto d’attesa il Professore fece la sua comparsa in scena, entrando trafelato nel reparto. Indossò il camice, ci mollò a delle specializzande (già presenti dalle quindici), e tutto prese il via con professionalità. Tutto bene, e anche qui sospiro di sollievo.

Ma in due casi su due, una domanda sorge spontanea: il tempo del paziente, anche in presenza di ritardi noti, è considerato quanto il due di picche?

Annunci

Supereroi ai confini… col Belgio

Nelle autostrade francesi, quando non c’è niente di più utile da scrivere (cioè calma piatta), nei grandi pannelli orizzontali posti al di sopra della carreggiata trovi la frase

Pure i supereroi ogni tanto riposano. E tu?“. 

noi mica tanto, per trarre il massimo profitto della settimanina ritagliata al di fuori dei circuiti famigliari non ci siamo molto risparmiati. Ci siamo fatti trascinare dagli Amici vicino alla frontiera per rapide puntate in Belgio per fare della acrobranche, in un parco avventura con percorsi da funamboli sugli alberi… e i nostri cari trascinatori hanno ben ragione di farci sortire dal nostro piccolo mondo di ratti di biblioteca per guardare il mondo in posizione instabile dall’alto di un albero, si guarda il mondo ben da un’altra prospettiva! E potrei parlare di tempo passato insieme, di bimbi che ridevano e non volevano mai dormire, di birre alla ciliegia in riva a un lago, di percorsi in un minuscolo trenino a vapore che serviva a trainare le chiatte, di chiacchierate serene nel dopocena, di un caldo boccheggiante nel nord della Francia che sapeva quasi di irreale, di una cattedrale minuscola con la facciata più estesa del paesello che la ospita. Insomma, è stato bello e prezioso.

Il resto è stato viaggio, approvvigionamento lampo di spezie e vettovaglie in territorio belga,  chilometri macinati in macchina, percorsi studiati, cartine, qualche buon ristorante e qualche sera in albergo. I supereroi si riposano, noi di meno. Ma è bello farlo per vacanza.

Pillole di vacanza

Soleil e famiglia cantante in questi giorni di vacanza sono  passati attraverso diverse prove difficili e momenti gaudiosi

la traversata delle mille tavole del parentado con immensi plateau di formaggi che arrivavano in coda a pranzi da schianto (Come? Non prendi ancora della Mimolette?)

la socializzazione con i cani dei vari rami della famiglia, compito per Soleil molto arduo vista la sua poca frequentazione del mondo animale

l’aperitivo in un’appartamento altoborghese con vista sulla tour eiffel, fiumi di champagne quello caro, tra zie della buona società e un appena conosciuto cugino dall’aria metrosexual, al terzo flute si rideva alle sue battute senza inibizioni

vedere la propria prole carica di elettricità statica, con i fulmini che escono dalle dita e i capelli irti sul capo che manco Goku nei suoi migliori momenti. Tutto questo al Palais de la Découverte durante una seduta di divulgazione scientifica.

gli amici, e il tempo passato con loro

la pioggia sottile a Versailles mentre remavano nel canale del parco del castello, e il verde che contro il cielo grigio che la fa da padrone

gli affetti, che è sempre bello ritrovare e riscoprire.

Ora Soleil saluta e se ne va nel grande Nord della Francia, fino a toccare il Belgio, a restituir la visita dei Mitici Amici che poco tempo fa riempirono di sole l’Italia. A presto, un bacio a tutti!

Foreste della Regione Parigina

Per l’abituale frequentatore estivo della Regione Parigina le foreste diventano un impagabile luogo di rifugio e sollazzo, vuoi per cercare il fresco nell’unica quindicina di giorni in cui fa caldo, vuoi per sfuggire a catene di pranzi e cene abilmente intrecciati dal parentado francese, vuoi per cercare di fare un minimo d’attività fisica, perché con tutti questi deschi imbanditi per pura ospitalità, se non ci si muove come minimo a fine vacanza si rotola come ingombranti sfere rosa, e questo non è cosa auspicabile.

In queste escursioni in foresta si battono sentieri col percorso vita, gli esercizi spiegati in comodi pannelli e attrezzi di legno pronti all’uopo. Ci si imbatte anche nel runner della regione parigina, una specie che si palesa in foresta a maggio, in piena corsa, tuta griffata o maglietta sformata, e sparisce a settembre dopo le prime piogge che rendono il fondo fangoso e scivoloso.Il runner, dicevo, usa sorpassare i frequentatori casuali in piena corsa e talvolta cuffie alle orecchie, sguardo assorto e corsa cadenzata. Talvolta ti scruta con aria di superiorità e allunga la falcata, mentre noi si va al passo del vacanziero in piena indigestione. Tuttavia accade che a volte, in piccoli allargamenti del sentiero nella foresta, si sorprenda un runner in piena carenza di ossigeno, rosso in viso e boccheggiante come una trota fuor d’acqua: è allora che questo esemplare al tuo passaggio si ricompone e biascica un bonjour con ostentata nonchalance, con lo sguardo che ti dice “Stanco io? No, ma figurati, ero qui fermo solo per socializzare, davvero sai.”

Soleil e famiglia vi salutano dalle foreste della Regione Parigina, mentre cercano di smaltire il troppo vino e il troppo formaggio. Un abbraccio a tutti!

A proposito di vellutate

Leggendo lo scorso post di Agrimonia ho realizzato quanto mi manchi una minestra che ho piacere di gustare solo in Francia: la bisque de Homard.
Si tratta di una vellutata omogenea di un bel colore arancione a base di astice, che mia suocera talvolta allunga con cognac (le porzioni dei maggiorenni ovviamente), e tutti escono da tavola rubizzi e riscaldati da un piacevole calore.
Pare che farla a mano sia un vero e proprio bagno di sangue, quindi tutti quelli che conosco la acquistano in barattolo, scegliendo una marca più o meno buona. Io sono normalmente diffidente verso le conserve, ma devo dire che la bisque pronta è eccellente e mi son trovata a far fuori la preziosa crema arancione fino all’ultima goccia, sbattendomene allegramente dell’origine.

Nel mio piccolo angolo di Italia questa delizia è introvabile, pertanto potrete intuire che sarà parte del contenuto della valigia al ritorno della prossima spedizione in Regione Parigina.

Foto presa dal sito www.recettehomard.com

si, viaggiare!

Viaggiare in treno, in grandi treni veloci, cambiare in un paio di ore orizzonti, paesaggi, stati.
Senza lo stress di guidare ore e ore in autostrada, tra camion che sfrecciano ininterrottamente accanto, o che superi con l'acceleratore a fondo e lo stress a palla.
O senza vedere la fronte aggrottata del proprio coniuge che lotta tra stanchezza e senso del dovere dopo ore di tragitto, tra la tentazione di fermarsi alla prima piazzola e quella di continuare perché la meta é lontana.

Invece il treno veloce ti porta, tu non pensi, guardi il paesaggio e le macchine nell'autostrada vicina sembrano scorrere lente, chiacchieri con i figli, ti dai a qualche pigra lettura o tiri fuori il fagottino di biscotti da sgranocchiare assieme.

Per questi ultimi giorni in terra di Francia ci siamo concessi una scappata a Strasbourg, e una puntata  fino al parco Lego in terra tedesca, sogno ad occhi aperti per i bimbi.
In treno, perché grazie a una magica tesserina di riduzione per il Piccolo abbiamo avuto prezzi interessanti, e una tale distanza é diventata fattibile anche per non amanti della guida in autostrada.

Strasbourg é una città che adoro — si nota che ho un debole per le città di frontiera, vero? — é davvero un ibrido, come vitalità ricorda il sud della Francia (pur essendo in pieno est), per le case ordinate e fiorite é più tedesca, ci sono scorci con i canali attorno alla Petite France che ricordano Bruges, con le chiuse e i cigni e le case storiche. Adoro la pietra rosso scuro della cattedrale e degli edifici vicini, i locali in cui si mangia una choucroute garnie da fine del mondo innaffiata di Riesling, la pasticceria elaborata di Christian e l'accoglienza viola della sua sala, gli studenti in bici per le strade e le coppie di innamorati un pò dappertutto, le strade del centro storico piene di locali e il fresco della sera.

Di terra tedesca non abbiamo visto granché, tranne la stazione di Stuttgart, mio antico amore, e i viali della cittadina che ospita il parco. Ma la maggior festa é stata vedere i bimbi con il sorriso che si annodava dietro le orecchie, impegnati a costruire modelli alla Lego Academy, sbatacchiati da montagne russe, divertiti a schivare gli spruzzi delle fontane, vivi e belli come sempre e ancor più.

Un bacio dalla Francia a tutti voi, fra qualche giorno si torna a casa.

 
Foto: http://www.polyglot-learn-language.com 

Cartoline dal Nord

Lille, l'elegante, la cosmopolita, crocevia di cultura e culture, gusto e arte del vivere.
Se avesse il mare sarebbe la Trieste del Nord, nella sua vitalità, nel suo nobilitare la vicinanza al confine e declinarla nei suoi mille aspetti. La Vieille Bourse con il suo mercatino di libri usati, i musei, i canali e il verde dei parchi, il cielo sovente lattiginoso. E la campagna fiera che la circonda, con tutta una serie di prodotti uno più buono dell'altro. Le birre, le cioccolaterie, lo zucchero in tutti i suoi stati, i formaggi e la tarte au maroille. Spettacolo.

Reims la medievale attorno al cuore della cattedrale, l'ottocentesca simile alla Parigi del piano Haussman nei suoi grandi viali e grandi parchi, con tram di colori squillanti, uno diverso dall'altro.
E la città fa vivere in tutti i modi questa cattedrale calcarea dall'angelo che sorride, proiettandovi luci e animazioni spettacolari e mettendo in mostra congegni medievali per interessare e divertire il turista di passaggio. I biscotti rosa di Reims che strozzano qualsiasi cristiano non munito di liquidi in cui tuffarli.

Epernay tra successioni di colline pettinate da vitigni ordinati. Le cantine di champagne, l'eleganza di edifici dell'inizio del secolo scorso, una buona brasserie con porzioni ampie e succulente.

Laon che corona la collina e domina la piana. E' stata pure capitale di Francia, nel nono secolo. Medioevale, dalla cattedrale luminosa e di austera eleganza, una delle gotiche più belle a mio parere, perché il troppo nuoce. I suoi sotterranei pieni di storia e il suo bar di paese che serviva diabolo menthe.

Grazie di tutto amici nostri, siamo stati benissimo.