Attesa

Vivo male le situazioni d’attesa, malissimo. Soprattutto quando gli esiti degli esami non dipendono da qualche mia abilità. ma solo da possibili combinazioni di DNA all’interno del mio ventre.
Intanto cerco di far finta di niente, noncurante in apparenza.

Nel frattempo, sono stata accolta nella “grande famiglia Osler”, nell’elenco nazionale dei possessori di questa anomalia cromosomica. L’esperienza è positiva, porta il volto di una dottoressa sorridente molto attenta, e reca un contenuto di informazione non trascurabile, tutto quello che una Osler in gravidanza dovrebbe sapere e non ha mai osato chiedere.
Gli elenchi nazionali delle malattie rare servono, l’ho toccato con mano.

Vampiri si nasce

Quando inizi a lamentarti per una mano di carte servita dal destino, è chiaro che la seguente sarà nettamente peggiore. Quindi zitta e mosca. Chiaro e matematico.

Per farla breve, oltre al di tutto che succede a lavoro, mia madre è in ospedale: si sta allegramente sorbendo due trasfusioni e i controlli di routine per vedere se ha qualche lesione interna che produce un abbassamento drastico dell’emoglobina degno dei più bei serial in campo medico. E’ compreso nel pacchetto della nostra malattia ereditaria, per cui almeno il pathos ce lo risparmiamo.

Come m’ha fatto notare la mia cara Agrimonia, in periodo di Twilight e affini, sorbirsi del sangue gruppo A Rh+ è quasi di moda. Mai pensato che di famiglia fossimo così trendy!

Un abbraccio a tutti, sperando che l’onda di imprevisti passi presto.

Di proverbi, donne e piombi

In genere non amo molto i proverbi, però se studio lingue straniere mi piace conoscerne per capire un poco la mentalità del Paese. Esistono poi concetti simili in varie lingue che vengono stigmatizzati in modi totalmente diversi, ad esempio

Far buon viso a cattivo gioco

viene  espresso in francese come

Faire contre mauvaise fortune bon coeur

Mi ricordo inoltre che per lo stesso concetto avevo sentito in inglese qualcosa del tipo

If life gives you lemons, make lemonade.

In qualche modo, tutti questi detti suggeriscono di far tesoro di quel che di brutto ci accade.

Ad ogni buon conto, l’espressione più barbara e rivoltante della stessa idea m’è capitata qualche giorno fa.

C’era in mensa a tavola con noi un collega russo della vecchia guardia, misogino e sgradevole. I russi possono essere molto simpatici, ma lui, vi rassicuro, non lo è. In un dibattito su altre vicende, il tipo ad un certo punto ammicca compiacente alle colleghe del tavolo e annuncia a gran voce nel suo inglese tagliato all’accetta “C’è un proverbio russo per le donne. Dice: se vieni violentata rilassati e godi l’esperienza.”

L’intero tavolo è stato avvolto dalla morsa del gelo. Un lungo interminabile minuto di silenzio in cui la gente voltava la faccia –scagliarsi contro di lui, metaforicamente o fisicamente, non serve:  in condizioni di scontro si attizza di più, è una persona che ama provocare e sovente la discussione con lui finisce in urlata collettiva — poi, la sua esultante baldanza nel rivelare il proverbio è stata messa in conto arteriosclerosi galoppante e la gente al tavolo ha ripreso a parlare come se niente fosse.

Insomma, è sempre interessante imparare i proverbi di altri Paesi, ma è manifesto che sulla “questione 8 marzo” in Russia e in Italia ci sia ancora da fare, soprattutto a livello di civiltà e mentalità di taluni.

Passioni

Per me nulla è stato così sensuale come un gruppo organizzato di neuroni splendidamente funzionante, una logica inopinabile, una dialettica sferzante. Davvero, per quanto potessi essere sensibile – a livello di battute e di sguardìno fatto cadere negligentemente – al bell’aspetto e al muscolo tonico, le passioni invece -quelle vere, divoranti, che da pensiero recondito si fanno ossessione e che ti fanno bramare la presenza dell’altro e i suoi abbracci – quelle sono state tutte scatenate dall’intelletto. E talvolta arrivavano impetuose per persone che a primo sguardo non avrei considerato minimamente.
Qualcuno chioserà che m’ero ben scelta la nicchia ecologica: difatti non posseggo un fisico statuario ed era difficile sorpassare la fila delle bellocce aspiranti all’addominale tonico e al bicipite pulsante, o all’esteta elegantissimo dalle unghie perfette e dalle file di denti allineate e brillanti, come gioielli. Tanto meglio.
Eppure tutte le mie passioni, quelle piccole e quelle grandi, m’hanno travolto, spesso investito senza che le cercassi.
L’esempio più grande è quello del mio compagno, l’uomo che condivide con me la quotidianità dei nostri giorni e il calore della famiglia che abbiamo creato, che m’ha stregato raccontandomi di spazi di Sobolev, facendo lucide analisi d’attualità politica e bevendo con me boccali di birra senza reconditi sensi di colpa. E di questo mi rendo ben conto, abbiamo la fortuna di costruire un piano a lungo termine per la nostra vita, un piano rispettato e condiviso da tutti coloro che stanno intorno, che ci riconoscono come coppia, come unione davanti alla legge e agli uomini.
Finora non m’è capitato di innamorarmi di qualcuno del mio stesso sesso, ma non avrei potuto escluderlo, visto che per strane leggi del desiderio da me l’ormone ha sempre seguito il neurone. Etero, omo, sono solo etichette, la vita spesso travolge e mischia le carte.
Però il mio pensiero va a coloro che han deciso di costruire una vita semplice e schietta insieme all’amato dello stesso sesso e i codici di comportamento dei benpensanti e la legge forzano a un presente di clandestinità, e a situazioni estreme come talvolta la porta della terapia intensiva  in cui chiunque con un minimo legame di consanguineità passerà davanti perché il loro essere coppia stabile non viene riconosciuto. Non è giusto, bisogna cambiar le cose.

Questo post segue con molto ritardo e da prospettiva intimista le idee forti lanciate da Mel, seguito da ‘povna e molti altri lo scorso 17 maggio, giornata contro l’omofobia. Fuori tempo, ma è bene che se ne parli.

A velocità infinite(sime)

Brevi da questo pianeta:

dopo ben tre giorni di smadonnamenti perché la chiavetta modem non si connetteva, ho scoperto che funziona correttamente solo con la rete GSM, il che porta a velocità di connessione incredibilmente basse… sembra di svuotare il Mediterraneo col cucchiaino, fate voi!

i figli si sono convertiti alla musica: il Grande canta a voce spiegata con le cuffie, m’è capitato di far salti di due metri perché arriva quatto quatto alle mie spalle e poi urla “Ai se eu te pego.” Il Piccolo invece arriva a volume spiegato con le sue canzoni preferite in riproduzione e balla sfrenato, incoraggiandoti a far lo stesso. Molto difficile se cucini.

trovare uno studio radiografico aperto nella cittadina ridente ha la stessa probabilità della particella che trapassa il muro.

domani ho due colloqui, uno per figlio. Giornata pesante.

mi si è spezzato un altro dente. Quando ho telefonato al dentista, m’ha detto “No, a Pasqua no!” Però m’ha concesso il telepass dentistico, ormai vado nel suo studio senza appuntamento e mi da la precedenza. Non ha prezzo…

 

 

8 marzo

Per quelle che costruiscono il proprio presente

Per quelle che subiscono violenze da chi credevano avere di più caro

Per quelle che son riuscite ad avere traguardi inimmaginabili

Per quelle che hanno fatto atto di forza per rifiutare il velo

Per quelle che fanno il capocantiere nel deserto

Per quelle rapite mentre facevano qualcosa di encomiabile

Per quelle che coniugano figli e successi nella vita prefessionale

Per quelle che sono state licenziate tredici mesi dopo la nascita del figlio

Per quelle che son diventate responsabile di settore

Per quelle che hanno due lauree e un posto al call center

Per quelle che sono emigrate fuori Italia, incontro a un favoloso destino

Per quelle che son rimaste e di lavoro manco l’ombra

Per quelle che corrono libere sulla moto

Per quelle che hanno paura di camminare da sole la notte

Per quelle che fanno le mamme e crescono figlie libere e indipendenti

Per quelle che son costrette da quacuno a esercitare il mestiere più antico del mondo

Per quelle che insegnano e risvegliano intelletti sopiti

Per quelle che son pagate trenta per cento in meno dei colleghi maschietti

Per quelle che vanno a ballare il tango fino a notte inoltrata

Per quelle che invecchiano e vengono dimenticate

Per quelle che lavano fieramente scale, perché nel mondo i volonterosi servono

Per quelle che cuciscono per dodici ore in nero, in uno scantinato di periferia

Per quelle che hanno il calore di una famiglia unita

Per quelle che si barcamenano in un divorzio difficile

Per quelle che crescono da sole i figli con ottimismo ed energia

Per quelle che “Figli? Ora no, non potrei.”

Per quelle che amano ogni singolo attimo della loro gravidanza

Per quelle che hanno perso un bimbo, e avvolgono il ricordo di silenzio dolente.

Per le bimbe che saranno le donne di domani

e per tutti i bimbi a cui insegneremo che l’altra metà del cielo ha pari dignità nei fatti,

che l’Otto Marzo sia.

Foto: dal web, Rossella Urru, prigioniera da 125 giorni 

Sisifo 2012

… Credevo di approdare all’ultimo appuntamento, e non mettere piede nello studio dentistico dei pargoli per qualche mese. Invece mica e’ finita…

Signora, due impiombature son saltate, ho messo la pasta provvisoria.

Vai Sisifo, fai rotolare quel masso fino in cima al colle!!!