Ricorrenze, premi e sette gocce di follia

In sordina, senza che quasi me ne accorgessi visto le peripezie del braccio ingessato, il cinque marzo questo angolino del web di parole a ruota libera ha compiuto tre anni.

Non mi sembra vero, tante priorità in questi anni sono cambiate in questa manciata di anni: ho già parlato altrove di come mi sia avvicinata al mondo blog seguendo Studio Illegale nella sua vecchia replica su splinder. Probabilmente ho già evocato in precedenza quanto mi sentissi sotto pressione allora, tesa come una pelle di tamburo in un’intelaiatura di vincoli:  due figli che chiedevano giustamente attenzione, di cui il più piccolo, al tempo, subiva tutte le sofferenze sociali del suo appena diagnosticato ritardo del linguaggio, e il più grande, umanamente, cercava di attirare attenzione su di sè, nel suo pieno Rinascimento culturale delle elementari, nelle sue nascenti esigenze relazionali e nelle sue piccole imprese sportive; un compagno di vita con cui condivido tutto, ma non può esser sempre lui valvola di sfogo; un lavoro interessante a cui devo dedicare concentrazione e precisione per avere risultati rilevanti, in altalene di giubilo per aver progredito di un passo e scoraggiamento per ogni volta che ho imbroccato la strada sbagliata; tempo per me non pervenuto, vita sociale inesistente, amiche single o fidanzate che le vedi due volte all’anno se va bene, e quando viene in mente di chiamarle al telefono è sempre troppo qualcosa (troppo tardi, troppo presto, troppo poco tempo, troppa poca voglia di condividere i reali problemi).

Tre anni sono passati, e il mio tempo è cambiato in meglio: sicuramente mi sento meno drogata di lavoro, meno in lotta col mondo per veder riconosciuti i talenti del Piccolo, più rassicurata sull’universo in espansione del Grande, più circondata d’affetto per ogni segno che lasciate su queste pagine, per dei legami che si son creati, a volte anche amicizie, e invisibili reti di empatia – ma si sa che l’essenziale è invisibile agli occhi, vero Piccolo Principe?

E proprio in vicinanza a questa ricorrenza mi sono arrivati due premi, al solito si può dire che son premi-catena, ma io vorrei considerarli come attestati di simpatia, coccole virtuali, pacche sulla spalla (non quella destra che il braccio è rotto!), insomma ci siamo intesi. Ed è stato bello riceverli.

Per cui,  ringrazio di cuore Lady Smith di Quasi Vita Nuova per il Premio 100% affidabile  e Laura e Stefi di MammaCheTorte per il Versatile Blogger Award.

Lady Smith la conosco da un bel pò: giovane, energica, frizzante, amante della musica e di recente  in raggiante dolce attesa. Mi piace davvero.

Ho avuto invece  il piacere di conoscere Laura e Stefi proprio in questa occasione grazie alla loro iniziativa, vedi in questi casi la magia del web, hanno un sito di cucina di dolci, con tecniche minuziosamente descritte,  si può leggere dentro l’energia di chi ha altre attività professionali e consacra le sue ore libere e soprattutto le sue notti alla passione di creare torte inimmaginabili. Tanto di cappello.

Grazie davvero a tutte e tre!

       

Finisco ora di soddisfare i requisiti.

Premio 10o% Affidabile

Visto che ho già descritto i motivi della nascita di questa pagina, dovrei assegnare il premio ad altri cinque blog che, seguendo le indicazioni dell informativa,

  •  siano aggiornati regolarmente
  •  mostrino la passione dei blogger per ciò di cui scrivono
  • favoriscano la condivisione e la partecipazione attiva dei lettori
  • offrano contenuti e informazioni utili e originali
  • non siano cosparsi di pubblicità

ho deciso di proporvi qualche pagina meno conosciuta ma ampiamente meritevole

  • le coccole di Adomamma, e qualche bussola per chi vuole intraprendere il percorso dell’adozione
  • la tenerezza di Ruben,  attento padre alle prese dei nuovi equilibri che si creano alla nascita del secondo figlio
  • i mille colori di Patamà declinati in ogni angolo della patacasa e la sua bellissima patafamiglia
  • gli istanti rubati in foto, parole e scampoli di tela ben utilizzati di Mamiatheart
  • diari, grafica, e vicende di dialisi a casa di Eligraphix, sperando che riprenda presto a scrivere

Versatile Blogger Award

Dovrei dire sette cose di me. Di recente l’ho già fatto, ma siccome sono buona giocatrice scopro di nuovo le mie carte raccontando degli spicchi di vita con un briciolo di follia. Pronti?

  1. Correva l’anno 1996, ed ero una delle prime a portare lo smalto blu elettrico metallizzato, debitamente importato da paese anglofono, con unghie lunghe e curatissime. Entro nel negozio di abbigliamento per bimbi splendidi più prezzolato dell’intera città, per comprare un regalo per la nipotina posh. Dietro di me una voce di bimba “Mamma, mamma, una strega!” Mi volto e una quattrenne fissava le mie unghie con raccapriccio. Ne rido ancora.Vorrei sapere ora quanti piercing ha la bimba di allora…
  2. Tanti anni fa ho fatto un corso di danza del ventre e mi son divertita tantissimo. Peccato che mi sia scordata tutto, tranne un movimento d’anca e la scrollata di bocce.
  3. Quando ero piccola durante le vacanze ho viaggiato spesso in camper con i miei genitori per l’Europa, e l’unico modo che avevo per giocare nei campeggi con altre forme di vita bambina era tentare di comunicare un pò a gesti, un pò con le quattro parole di lingue straniere che conoscevo. Nei Paesi Scandinavi andare a far la spesa era esilarante, ti ritrovavi con il cartone di  yogurt preso credendo che fosse latte e con il vasetto di panna  che avevamo scambiato per yogurt. Penso che questo mi abbia sensibilizzato sulla barriera della lingua.
  4. Durante gli studi ho provato la crisi d’astinenza da … quei cioccolatini col caffé liquido dentro, farne fuori una scatola al giorno è deleterio, l’ho provato per voi, evitatelo!
  5. Ho fatto un piccolo corso di recitazione con metodo Stanislawsky, a livello emotivo è massacrante, davvero… Sfortunatamente mi son fatta male alla prova generale dello spettacolo finale e non ho potuto calcare le scene. La Recitazione stessa e tutto il mondo del Teatro sentitamente ringraziano.
  6. Io e i bimbi siamo diventati fedelissimi della trasmissione serale di un cartone animato giapponese. A loro piace perché è ironico, a me pure, ma anche le storiacce adolescenziali ivi narrate mi intrigano (A quasi quarant’anni? Parliamone…)
  7. Del cartone giapponese al punto precedente adoro cantare la sigla. In giapponese. Non ho idea di cosa dicano (Scemo chi legge?) ma ora la posto qui, così la cantiamo tutti in coro!

Dovrei poi trasmettere il premio a quindici fortunati, sono però indisciplinata, pertanto trasmetto il premio al mio intero Blogroll, sperando che chi lo desidera ritiri il premio.Sono tutti meritevoli!

E per gli altri, avanti, si canta!

Da youtube: Shouganeze (Sigla italiana di Lovely Complex)

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Decompressione

Arriva di netto la decompressione dopo un periodo che al confronto le montagne russe con il triplo giro della morte sono il paradigma della quiete soave. Arriva così di netto che ti taglia le gambe, ti apre le saracinesche del flusso mensile più doloroso e copioso degli ultimi dodici mesi, ti svuota e ti riempie di sonno e stanchezza.

La decompressione di questa volta arrivava dopo vari giorni che i figli a turno, posseduti da un virus influenzale malefico e prodigo di ricadute, affrescavano il mondo di vomiti acidi e febbrosi; dopo che vari impegni di lavoro s’erano avvicendati senza tregua; dopo che il passaggio alla scuola elementare per visionare schede aveva prima messo in agitazione Soleil come se fosse lei a dover essere esaminata, e l’avevano riempita di raggiante gratitudine successivamente visto che i voti erano belli, proprio belli per ambedue i figli; dopo l’emozione della fine della radioterapia del padre di Soleil, e anche questa è fatta; dopo un esame di passaggio di cintura di tae kwon do fissato a tradimento (e si sa che la stralunata Soleil è perfezionista, e avrebbe voluto lavorar di più certi combattimenti e cercar di stimolare la memoria del corpo con esercizi mirati, però va bene lo stesso, perché ha evitato una settimana di diarree nervose al pensiero di essere sotto esame).

Per fortuna oggi era giorno in cui, per star vicino ai bimbi ancora malaticci, si lavorava solo mezza giornata, per cui Soleil, avendo chiara in mente la rappresentazione dei suoi dolori mestruali come una schiera di omini tipo quelli della saga Esplorando il corpo umano che prendevano a legnate allegramente i reni della donna, si è spalmata sul divano accanto alle sue teppe, s’è data alla fitoterapia con un bicchierino di Porto, e tutto è andato meglio. Gli omini dei reni forse si sono addormentati al passare del Porto, o probabilmente erano quelli della centrale del cervello che hanno iniziato a festeggiare e hanno tagliato le comunicazioni ai randellatori del mestruo. Poco importa.
E’ stato comunque un indimenticabile pomeriggio di decompressione.

 

Immagine di Esplorando il corpo umano, tratta dal sito cinetivù

Pausa pranzo a tempo

Interno giorno.

Soleil irrompe in casa per fare la sua pausa pranzo in versione minima, parentesi equilibristica in una giornata di lavoro alla settimana.

Quaranta minuti disponibili: periodo di tempo che intercorre tra l’accompagnamento del Piccolo alla logopedia dopo averlo prelevato da scuola e l’uscita della terapia seguita dal riaccompagnamento dello stesso a scuola.

Prende due fette di pane in cassetta, le sbatte nel tostapane. Taglia due fette di cacio, le adagia sul pane tostato posato sul piatto, e infila tutto in microonde per beneficiare dell’aulente formaggio fuso.

Immagina un plotone di nutrizionisti che scuote la testa davanti al suo pasto espresso.

Il microonde suona, la donna prende il piatto e si adagia cinque minuti sul divano armata di telecomando, c’e’ un bel film francese di un tempo da prendere in corsa, il tempo di sbocconcellare le tartine al formaggio.

Immagina uno stuolo di educatori che scuote la testa davanti alla cattiva abitudine di mangiare davanti alla televisione. 

Accidenti, poco prima della parentesi romantica del film con bacio dei protagonisti i quaranta minuti scadono.

Soleil mette il piatto sul lavello, dove ci sono i piatti della colazione. Finge di non vederli.

Si catapulta fuori per tenere il tempo. Chiude in fretta casa e parte, sforzandosi di non sgommare che fa tanto tamarra.

Tempo scaduto, signori! Altro giro, altra corsa!

 

Da youtube: Pink Floyd, Time

 

La spesa del sabato sera

Da buona asociale e agorafobica latente prediligo le ore più strane per andare a far la spesa, tipo il sabato sera quando il market è semivuoto, le cassiere guardano l’ora, poverelle, ancora sessanta minuti di pena e poi inizia il riposo, ci sono due o tre scapoli che si organizzano la cena pre-uscita, qualche lavoratrice apatica come me, i corridoi appena lavati e scintillanti e la radio con musichette dai ritmi trascinanti.

Se vedete in pieno supermarket una tipa che accenna un passo di danza davanti allo scaffale del riso, mi raccomando, ignoratela.

E’ pericolosa.

E’ la sottoscritta.

Da youtube: Scissor sisters, Don’t feel like dancin’

Fuorimoda

Non sono mai stata bella e statuaria, non son malaccio ma ben lungi dalla perfezione.

Per cui, salvo in periodi di massima insicurezza, non ho mai dato un peso eccessivo all’estetica e alla perfezione formale perché ero ben conscia di essere apprezzata per altre ragioni. Pensandoci bene, anche se in adolescenza posso aver sofferto di non essere splendida come Carol Alt e di non essere rimorchiata dal belluccio della classe, il fatto di non essere eccessivamente appariscente m’ha fatto da filtro anti-stronzi, anti-narcisi,  anti-collezionisti di patate, e in cambio ho avuto una manciata di relazioni sincere e dignitose e vari amici maschi con cui ho fatto feste e giri di birre per vari anni, con cui ancora ci facciamo quattro risate ogni tanto.

A pensarci bene, conoscevo una tipa statuaria e scaltrissima che del proprio carisma aveva fatto uso interessante: tutti quelli che ci provavano, timidamente o meno,  venivano invitati in spiaggia. Il problema è che ci arrivavano armati delle intenzioni più seduttive…. giungevano lì, nel luogo dell’appuntamento, e si ritrovavano in diversi maschietti, tutti venuti per la stessa ragione, e lei, la Venere, organizzava fra i presenti una partita di beach volley, alla fine della quale se ne andava con qualcuno altrettanto statuario che veniva a prenderla….  Immaginate lo scorno dei candidati giocatori.

Comunque, sarà forse per questo che le mode e le pubblicità attecchiscono difficilmente sul mio terreno…

Non mi trucco neanche un pò perché ciò allontana i baci del mio compagno, così dormo anche mezz’ora in più. Uso il minimo sindacale di trattamenti per capelli, che sono lunghissimi e mossi come una strega. Ho vestiti da Holly Hobbie  e stivali alti da corsara, e un giacchetto di panno nero della foggia di Capitan Harlock.

Nonostante tutto, nei miei quattro panni fuorimoda mi sento molto più a mio agio di quando ero ventenne tagliaquarantadue modaiola, dal trucco impeccabile e con i capelli di tutti i colori. E ciò mi piace.

 

Da youtube: Cranberries, Promises

 

 

Di filastrocche di Natale

O muri della cucina, o pareti,

o frigorifero pieno di magneti!

Ne son sicura, voi conoscete la filastrocca di Natale di stasera.

Strofa per strofa, verso per verso, vocale per vocale, consonante per consonante.

Se potete suggerite voi le giuste parole al mio pargolo di prima elementare, visto che, dopo la sovraesposizione di questo pomeriggio, tremo al pensiero (ancora) di rosso velluto, di barbe bianche, di dolci e balocchi!

 

 Immagine: Pandaluna – Les petits dessins de Alex

(andate a vedere il sito, è molto divertente)

Bande di frequenza

Io e mio marito viviamo su due bande di frequenza diverse, e forse questa complementarità è servita a qualcosa nella coppia.

Lui è il tipo delle basse frequenze, disposto a impegni a cadenza regolare, pienamente affidabile su quelli (perché gli altri impegni che scantonano dall’ordinario, ad alta frequenza, spesso non se li ricorda), metodico, solido,  presente, dispostissimo a prendere il carico dei bimbi per lasciarmi libera di tamponare tutto quello che non rientra nella normale amministrazione.

Io invece sono quella che si sobbarca la gestione delle alte frequenze del segnale: imprevisti, probabilità. rapide sequenze tipo odissee tra tre uffici diversi a breve giro di posta, commissioni che interrompono l’orario lavorativo, terapie che annullano la pausa pranzo, corse alla città, free climbing su specchi e salti mortali per rientrare in scadenze impossibili.

E nella mia corsa in macchina per cogliere l’occasione al volo talvolta, come stasera, alzo il volume dell’autoradio e mi faccio accompagnare da questa.

Da youtube: Sigla integrale di Jeeg Robot d’acciaio