Parentesi

Quando un figlio si ammala di qualcosa di cronico e non semplice da diagnosticare e da curare, ti pare assistere a una deflagrazione lenta, sufficientemente lenta per vedere la sequenza di eventi dolorosamente scandita, ma non abbastanza per mettere in salvo le cose e le persone importanti. Vedi il fronte d’onda che si espande, le vetrate che si gonfiano prima di andare in mille pezzi, la disperazione nelle facce dei presenti, cerchi di prendere qualcosa di fondamentale e di nasconderti, o di salvare chi giudichi più importante, ma sei impotente.
Completamente impotente.
Vedi le schegge che volano, e non le puoi evitare.
E dopo devi andare avanti lo stesso, minimizzare le ferite degli adulti, cercare di lenire quelle del figlio che stanno aperte, suppurano. E tu tamponi dicendo “Non disperare, tanto lo troviamo quello bravo che aggiusta tutto e ti fa star meglio.” Fanno male le ferite del corpo e quelle dell’anima. Nulla è più lo stesso, ci si muove su un terreno devastato in cui cerchi di ripristinare le strutture precedenti, dove puoi, e di trovare nuovi equilibri e nuove soluzioni dove non puoi.
Si vive da reduci, da sopravvissuti. Cerchi di trovare una normalità in una situazione che speri abbia vocazione ad essere momentanea, provvisoria. Aspetti la Terra Promessa della Cura Giusta, dando importanza ai dolori ma cercando di evitare che tutto crolli fagocitato da una depressione nera.
Anche se ci si stringe tutti i giorni, e che ci sono mille altri in condizioni ben peggiori, ci si sente soli, solissimi.

E ora, finito lo sfogo piagnone, riprendiamo le solite quisquilie.

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5 pensieri su “Parentesi

  1. mia cara il dolore sulla propria pelle e su quella dei nostri figli è il più doloroso. Sicuramente c’è chi sta peggio, ma consola fino ad un certo punto. Coraggio e tiriamo avanti, come ben sai non resta altro. Tantissimi auguri a tutta la tua bella famiglia ♥ Renata

  2. La solitudine è una delle condizioni peggiori soprattutto se hai disperatamente bisogno di aiuto e di conforto. Ci dividono un mare e un mare di chilometri ed io mi sento più impotente di te. Posso solo abbracciarti virtualmente, ma tanto forte.
    Le parentesi servono a liberare un po’ il cuore e l’anima, usale spesso ❤

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